Luisa CottifogliZola Jazz&Wine torna alle origini e propone quest’anno una ricognizione per immagini e suoni della storia del jazz. A partire dall’anteprima con My Main Man, il documentario di Germano Maccioni che invita alla scoperta di una Bologna, tra il 1950 e il 1970, culla di un autentico “terremoto” musicale e culturale. La rassegna, ormai affermata per l’insolita proposta che coniuga l’ascolto di musica jazz di qualità al buon vino, da dodici anni a questa parte ospita i suoi concerti nelle più prestigiose cantine del territorio, che quest’anno salgono a sei.
Accade così che i menestrelli del duo La Cunza ci portino alle origini nebulose e mistiche del jazz con un viaggio musicale dall’Africa a New Orleans, e che il Tolga Trio proponga un repertorio capace di intrecciare la musica degli zingari Manouche con il jazz americano del 1930. Ma può anche capitare che una formazione di dieci elementi, i Saxofollia Project, trascini il pubblico nel bel mezzo dell’era delle big band tra Glenn Miller e i SuperSax, e che la calda voce di Irene Robbins renda omaggio a Ella Fitzgerald, una delle più grandi vocalist di tutti i tempi. E se il Blue Trio insegna che non si può prescindere dal repertorio chitarristico di Wes Montgomery e dall’eleganza musicale di Miles Davis, la suite A love supreme rivisitata per l’occasione dalla formazione di Guglielmo Pagnozzi rivela la genialità di Coltrane e la sua capacità di scuotere dal profondo il mondo del jazz.

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